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Il colloquio - parte 5

  • Alessandro Vinci & Stefania Stella
  • 27/10/2013

Il colloquio - parte 1

Il colloquio - parte 2

Il colloquio - parte 3

Il colloquio - parte 4

 

Parte 5

Cerco di concentrarmi sullo schiocco della porta che si chiude. I pochi metri in cui si può misurare la distanza che ho percorso cercando di contrastare la titubanza delle mie articolazioni mi hanno destabilizzato.
Sento una voce profonda che mi invita a sedermi.
Avanzo.
In apnea.
Cerco di ricacciare indietro quell’insidiosa sensazione di inadeguatezza che quell’”Avanti, si accomodi”, pronunciato con tono perentorio, forse scocciato, ha prodotto su ciò che rimane della mia notoria (credo) sfrontatezza.
Diobonino, mica male la poliziotta...
Il piacere è tutto mio.
Se non fosse per quell’insulsa traccia d’umore vitreo che attende il contrarsi di un mio solo muscolo per percorrere, zigzagando, la mia gota inetta, sorriderei.
Spalle dritte, Ale. Forza!
Sfodera il tuo miglior sorriso.

 

Dovessi raccontare a chicchessia ciò che è successo nell’ultima mezz’ora mi troverei in serio imbarazzo. Non ricordo nulla.
Almeno nulla di concreto.
Mentre ringrazio, cedo alla tentazione di trattenere un istante più del lecito la mano della vicecommissario nella mia (com’è che si chiama? Ah sì, Fiorentino), ma lei non sembra accorgersi di nulla.
Qualcosa però si è fissato nella mia mente, non un particolare o una domanda, ma una sensazione precisa: sono stato bravo.
Credo...
Lascia stare, Ale. Tu SEI stato bravo, il migliore.
È questo che deve vedere nella tua espressione la principessa che ti attende al varco in sala d’aspetto.
Certo è un 'esame' in cui contano soprattutto i titoli, ma si sa, meglio non rischiare, anzitutto con se stessi.

 

Dischiudo l’uscio lasciando che la voce alle mie spalle, perentoria e, forse, scocciata, ne varchi lo stipite con l’intento di indurre Stefania a percorrerlo in direzione opposta.
Ed eccola, Stefania, imprigionata in quel suo...
Ale, soprassiedi.
Immagino che la cosa più indicata sia costringerla a pensare che il mio colloquio sia andato bene.
Un cenno? Una parola?
Un incoraggiamento, palesemente di circostanza, che testimoni della mia certezza sull’esito della disfida.
No, sarebbe eccessivo.
Mentre lei mi passa accanto, le faccio l’occhiolino.
Gesto amichevole su cui lei non spreca neppure un grammo di considerazione.
'fanculo, Stefania.

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