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Il colloquio - parte 6

  • Alessandro Vinci & Stefania Stella
  • 19/11/2013

Il colloquio - parte 1

Il colloquio - parte 2

Il colloquio - parte 3

Il colloquio - parte 4

Il colloquio - parte 5

 

Parte 6

La finestra del commissariato è aperta. Diversamente sarebbe impossibile guardare fuori, ha il classico vetro opaco fino a metà altezza che trattiene la vista e un po' meno la luce.
Fa caldo, sudo; sento una pressante agitazione, non ho la più pallida idea di cosa mi chiederanno, se chiederanno. Forse mi faranno un test. Già, quelle odiose domande a crocette costruite e congegnate apposta per valutare presunte attitudini. Sarebbe proprio una beffa per me dopo aver esposto nella relazione il mio scetticismo riguardo certi metodi statistici presi a fondamento per raccattare certezze. La matematica elabora informazioni, dati che aiutano a capire, a spiegare i fenomeni, algoritmi preziosi. Le risposte invece sono frutto di operazioni più complesse dove istinto, intuizione, osservazione, restano elementi cardine non misurabili, non deducibili...
Ok Ste, adesso basta, diamoci una calmata. la presentazione è accurata, hai lavorato sodo nonostante quell'insulso Vinci mi pensi tutta gambe e seduzione.
Una donna anziana con la spesa attraversa la strada in bicicletta suonando il campanello sul manubrio. Ma esistono ancora?
Il trambusto alle mie spalle mi fa tornare allo spazio angusto della saletta d'attesa dal pavimento di marmo rosso verona. Qualcuno pronuncia da lontano il mio nome. Oddio! tocca a me? Vado?
Certo che sì, brutta stupida!
Alessandro tiene quella sua solita espressione da presa in giro. Una strizzata d'occhio e un angolo della bocca si incurva. Neanche fossimo amici. Forse l'avranno preso e mi comunicheranno la notizia a bruciapelo, così, giusto per proforma. Non importa, testa alta Ste, non cedere di un millimetro, guai a dargli soddisfazione.
Bene. Eccomi al cospetto di sua eccellenza il commissario e dell'inseparabile vice.
Scozia, seduto svogliatamente dietro la scrivania, tiene in mano dei documenti che sembrano avere il potere di annoiarlo a morte mentre Fiorentino appoggia una coscia al tavolo di un poliziotto poco più lontano al computer, nell'intento di dettargli qualcosa. Si è tagliata i capelli dall'ultima volta, le dona il ciuffo scomposto di lato scostato ad intermittenza dagli occhi. Non mi guarda ma mi saluta sonoramente facendo cenni con la mano per farmi accomodare. Scozia alza la testa, mi osserva quasi sospeso tra un sorriso e una smorfia sorniona, legge divertito il mio nome assonante: S-T-E-F-A-N-I-A S-T-E-L-L-A.
Che palle. Se mi canzona con un due tre, stella! lo incenerisco. Giuro.
Le pareti della stanza sono di un osceno verde pallido, sembrano quelle di datati refettori di campagna o degli asili di un tempo dove ti aspetti un sentore acre di disinfettante combinato al profumo di minestrone. L'ambiente è piuttosto spoglio, arredi accozzati per pura manifesta utilità, però ordinato. Tuttavia mi domando cosa ci facciano appese due stampe di Kandinsky. Suppongo piacciano ai frequentatori abituali dell'ufficio, certo creano note allegre nel monotono chiarore chimico anche se personalmente avrei optato per alcune ironiche macchie di Rorschach. Alle spalle di Scozia si intravvede un pannello con fotografie sorridenti e post-it rinforzati da puntine dove lui spicca in pose da Miami Vice con gli occhiali da sole.
Bell'uomo il commissario, capelli cortissimi leggermente brizzolati, occhi cristallini. Mi ricorda Daniel Craig in un improbabile James Bond in tenuta sportiva fuori servizio. Chissà se il suo braccio destro è una sorta di miss Moneypenny! Temo di no.
Sto per terminare la mia perlustrazione fantastica, in attesa di un riscontro più importante delle mie generalità, che si sente bussare forte alla porta.
Merda, penso d'istinto. Qui si sta esercitando tortura psicologica legalizzata. Speriamo sia una cosa breve, sono stanca, queste situazioni mi snervano, mi fanno commettere passi falsi.
Un uomo dalla voce concitata, senza varcare la soglia, insiste affinché Scozia lo segua in corridoio. L'atmosfera sta mutando, sembra debbano scoppiare temporali da un momento all'altro, si percepisce elettricità, strano disordine. E qualche problema.
Una vibrazione nella borsa schiacciata contro il mio fianco mi fa trasalire con lieve imbarazzo, fortunatamente non colto, all'arrivo di un messaggio. Proprio adesso! Avrei dovuto silenziarlo del tutto. Squilla pure il cellulare della Fiorentino così ne approfitto per sbirciare la mia notifica sull'iPhone: "Non muoverti di lì ma tieni le orecchie tese, collega ;) A. Vinci"
Oh cazzo. Vinci??? Chi gli ha dato il mio numero?

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