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Recensione da Mondoscrittura

  • admin
  • 20/11/2012

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È una domenica sera di marzo quando Sara Fiorentino, vicecommissario in forza al commissariato “Due Torri” di Bologna, riceve una segnalazione dal centro operativo: è stato ritrovato il cadavere di un uomo, Giulio Roversi, noto professore universitario. La scena fa supporre che si tratti di suicidio: Roversi, al momento dell’intervento della polizia, impugna ancora il revolver con cui si è sparato.
Il commissario Giorgio Scozia, che conosce Roversi sin dai tempi dell’università, non crede però alla tesi del suicidio.  Inizia così per i due poliziotti un’insolita indagine, all’inseguimento di una verità che cambia di continuamente di forma fino al colpo di scena finale.
http://www.commissarioscozia.it/p/index

Un commissario a cui piace riflettere. Sugli eventi e sull’esistenza nelle sue molte sfaccettature. Inizia a indagare su Giulio Roversi in un momento particolare, dopo il suo cinquantesimo compleanno, quando si sente più sensibile alla solitudine che circonda la sua vita privata.

Cinquanta.
Scandì la parola ad alta voce. Il numero così tondo un po’ lo infastidiva. Quegli anni erano evaporati con la stessa rapidità del brandy dal bicchiere.

Il commissario Scozia e la sua squadra si muovono con padronanza dentro Bologna. Per lavoro ma anche durante la vita  oltre la divisa. La verosimile familiarità col territorio unita alla leggerezza del linguaggio rende fluido lo svolgersi delle indagini immergendo il lettore nella vicenda con naturalezza. La psicologia del commissario Scozia e quella del suo braccio destro, l’ispettrice Sara Fiorentino, emergono soprattutto nei gesti quotidiani e nella dialettica che li vede colleghi affiatati e sincroni, legati da una speciale empatia.

La struttura di  Tutto cambia ricalca quella del giallo classico laddove la linearità delle scene coinvolge in crescendo nonostante i siparietti che si aprono su spazi privati, momenti che comunque non interrompono il filo della narrazione. Sebbene il riflettore inceda sull’ispettrice Fiorentino e sul commissario, l’autore riesce a tracciare rapidi ritratti anche dei personaggi comprimari, non da ultimo quello del presunto suicida Giulio Roversi.

Scozia viene presentato come un intuitivo e proprio la sua intuizione sposata a ricordi più o meno recenti connessi a Roversi, amico di vecchia data, lo spingono a non accettare una classificazione del caso che appare scontata.

Tu hai talento. Lo possiedi per tante cose. E questo ti rende un uomo dalla personalità complessa e interessante. Scrivi poesie. Suoni il pianoforte. Hai passione per la filosofia della matematica, e ti ho già detto che se tu avessi voluto avresti potuto con facilità seguire la carriera accademica. Poi però manchi di ambizione, di quel pizzico di cinismo che ti consentirebbe di raggiungere buoni risultati in ognuna di quelle attività.

Come detto, le indagini di Scozia si svolgono accompagnate da una continua analisi su stesso e sulle proprie scelte, mentre elementi nuovi si inseriscono nell’indagine Roversi e ampliano il raggio di investigazione. Una storia sfaccettata, dunque, che si concretizza in una lettura rilassante, che prende senza richiedere grossi sforzi logico deduttivi. Parte delle energie del Prandini, infatti, sono utilizzate per delineare un personaggio solido e riutilizzabile, uno sforzo che può dirsi riuscito.

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